Non siamo soli

La differenza tra essere soli e sentirsi soli la facciamo noi. Possiamo essere sposati con figli ed avere un gruppo numeroso di amici che frequentiamo spesso e sentirci soli oppure possiamo avere pochi amici ma fantastici, con i quali abbiamo costruito delle relazioni di alta qualità, e sentirci ricchi ed appagati anche senza una relazione amorosa.

In effetti ci sono diversi tipi di solitudine: quella sociale, che deriva dal bisogno di appartenenza ad un gruppo, di essere stimati e rispettati, è diversa da quella emotiva, che deriva dal bisogno di sentirsi amati, di essere importanti per qualcuno, di avere qualcuno che ci sta vicini fisicamente e psicologicamente. E queste due forme di solitudine non si compensano a vicenda: soddisfarne una non permette di eliminare la sensazione di solitudine dell’altro tipo.

Dopo una rottura o un periodo pesante, un lutto, un trasferimento, aver voglia di condividere la vita con una persona non viene soddisfatto dall’avere accanto amici meravigliosi, così come avere una relazione appagante non soddisfa la necessità di un nuovo gruppo di pari dove migliorare, crescere e stare bene.

Come per tutte le cose il nostro sentirci soli dipende da noi, da come vediamo le cose e dalle aspettative che abbiamo. Non dobbiamo per forza stare con altre persone se noi con queste persone non riusciamo a dare il nostro meglio e non riusciamo ad essere migliori. Restare in una relazione a due o in quel gruppo di persone solo per non restare a casa da soli non è sempre una buona idea.

La cosa peggiore nella vita non è restare solo, ma finire con persone che ti fanno sentire solo.
Robin Williams

Meglio confrontarsi con se stessi, capire cosa vogliamo e cercare altre persone con le quali interagire. E passare del tempo con noi stessi. Godere della nostra compagnia. Siamo l’unica persona che ci sarà sempre, l’unica con cui passeremo tutta la vita, l’unica sulla quale potremo fare sempre affidamento.

Per evitare la sensazione di solitudine anche quando hai attorno delle persone:

  • Passa del tempo solo con te stesso, medita, scrivi il diario, leggi un libro, coccolati, ripeti affermazioni positive, mettiti davanti lo specchio e ripeti a te stesso delle frasi motivanti, come ha sempre suggerito Louise Hay.
  • Individua la tua parte più profonda, chi sei, qual è la tua Mission, cosa cerchi dalle altre persone, cosa sei disposto ad offrire, ecc.
  • Dai un senso ad ogni istante: vivi con consapevolezza, fissati un’intenzione giornaliera.
  • Scegli le persone con cui vuoi stare. Non puoi continuare a passare il tempo con chi non ti rende migliore. Decidi di scegliere con chi vuoi passare il tuo tempo. Frequenta le persone giuste per te.
  • Organizza dei momenti per stare con gli altri: cerca dei posti di aggregazione dove potresti trovare le persone che possono interessare a te (stessi interessi o valori) e frequenta questi posti.

Tu sei importante e meriti la felicità!

Sono sul web e trovo questo brano. Non so di chi sia, chi lo riporta non cita le fonti. Lo leggo, mi colpisce molto. Quando non hai fisicamente qualcuno di caro vicino prova a pensare che l’Universo ti manda sempre qualcuno, non sei mai solo.

Sono in aereo e guardo dal finestrino. Molti passeggeri dormono, alcuni leggono, quasi tutti hanno un compagno di viaggio seduto accanto. Alla mia sinistra c’è un ragazzino che ogni cinque minuti mi chiede “Che si vede da lì?” indicando il finestrino. E io ogni cinque minuti rispondo “Una città, la costa, il mare, le montagne” poi gli chiedo se vuole cambiare posto e mettersi accanto al finestrino ma lui risponde “No, grazie, mi piace di più che me le racconti tu le cose che vedi”.
È un ragazzino tranquillo, siede composto e ogni tanto controlla con il piede che il suo zaino sia ancora sotto il sedile.
“Con chi stai viaggiando?” domando non vedendo nessun adulto interessato a lui. “Da solo. Mamma mi ha accompagnato all’aeroporto e c’è una hostess che all’arrivo mi consegnerà a papà. E tu quando avevi la mia età hai mai viaggiato da sola?”
“No, anzi sì. Una volta mi è capitato. Ero in treno con mio padre e durante la sosta in una stazione lui è sceso per fumare una sigaretta e comprare il giornale, ma aveva calcolato male i tempi e il treno è partito prima che potesse risalire”
“E tu che hai fatto? Ti sei preoccupata?”
“Non ne ho avuto il tempo perché appena il treno ha ripreso la sua corsa un ragazzo molto simpatico ha occupato il posto di mio padre e per tutto il viaggio mi ha tenuta allegra raccontandomi storielle, poi alla stazione successiva sono saliti dei poliziotti che mi hanno fatto scendere ed ho aspettato con loro l’arrivo di papà”
“Chissà com’era preoccupato tuo padre!”
“Molto, e mi ha chiesto se mi ero spaventata, ma io gli ho risposto di no e gli ho raccontato del ragazzo divertente. Però mentre lo facevo i poliziotti sorridevano e dicevano che avevo una bella fantasia perché accanto a me non avevano trovato nessun ragazzo e il sedile era vuoto”
“E tuo padre credeva a te o ai poliziotti?”
“Non so dirtelo, però era così contento di avermi ritrovata!”
Mentre racconto questa storia mi sorprendo perché l’avevo dimenticata eppure ora ne ricordo ogni particolare. Mi chiedo come ho fatto a non pensarci per tutti questi anni. Chi era quel ragazzo? Perché nessuno oltre me lo aveva visto? All’improvviso mi torna in mente il suo viso e mi rendo conto di averlo incontrato anche in altri momenti della mia vita. A diciassette anni mentre affrontavo la prima delusione d’amore; era il barista che invece della birra mi servì una cioccolata calda e mi tenne compagnia tutta la sera. Quando mi comunicarono che mia madre non aveva superato l’operazione; era l’infermiere che mi restò accanto mentre le diedi l’ultimo bacio. Subito dopo l’incidente mentre aspettavo che mi tirassero fuori dalla macchina distrutta; era il passante che mi diceva di non addormentarmi, che sarebbe andato tutto bene e mi obbligava a contare da cento a uno insieme a lui.
Sento gli occhi riempirsi di lacrime di riconoscenza mentre ricordo le parole che ripeto spesso a me stessa e a chi mi è caro, nei momenti bui “Non siamo soli, non lo siamo mai stati, non lo saremo mai”.
L’ aereo sta per atterrare, il ragazzino mi chiede ancora una volta “Cosa vedi da lì?”
“Cerchi perfetti che si chiudono”
“Fico!” mi risponde.

Tu che ne pensi? Scrivilo nei commenti qui sotto.

Splendida giornata
Ale

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